Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

10 Feb

Signori,
oggi provo a fare quello che non ho ancora osato fare: leggere insieme a voi non un semplice racconto erotico scarno come la Simmenthal nelle lattine piccole, bensì un testo con un valore aggiunto e cioè a dire: RACCONTO PORNOGRAFICO POETICO sottotitolo “i racconti mai pubblicati di Giacomo Leopardi”

 

“Sull’asta. Atto secondo.”

Da lei ricevetti uno sguardo eloquente ( sai quando fai l’occhiolino e sei anche strabica? Ecco, così), da quegli occhietti troppo vispi (l’irrinunciabile fascino vispo della multidirezionalità oculare di Venere), e ancora me la vedevo negli occhi, come assente (ma cosa siete due bulbi oculari in  soluzione salina nei barattoli dell’università?), quando avvertii la sua mano alla cerniera (oddio! si sveglia di soprassalto), lavorare decisa e abbassarmi i pantaloni (lavorare decisa? Che cavolo hai, i pantaloni d’amianto?). Dalle mutande scorse (le mutande scorse? CAMBIATI SCHIFOSO) il mio sesso…..

La gonnellina scozzese, riquadrata (riquadrata di cosa? perché dici riquadrata?) a scacchi biancastri (bianco sporco) e marrone terriccio (terra sporca) le stondava (STONDARE, signori) il culo (STONDARE IL CULO, anzi) e per contrasto (virgola), pareva che facesse più nitido il volume carnoso delle cosce (era una gonna realizzata in carta forno), incuneate (ATTENZIONE COSCE INCUNEATE, regala un’immagine di comodità e relax) dentro morbidi collant d’un grigino azzurrognolo (Sì, Mattia, grazie  qui a Lambrate cielo di un grigino azzurrognolo, a te la linea in studio). La sua lingua era irrefrenabile (un cane che beve dalla scodella) e sempre col palato assumeva anche le posizioni più inusuali (cos’è una ventriloqua?), a produrre vesciche gonfiate d’aria (= una pernacchia?) che parevano scoppiare al cogliere del significato che portavano (non ha così tanto senso che non riesco neanche a fare una battuta), realtà materiale di meri segni grafati (MABBAFFANCULO, e poi che cosa vuol dire GRAFATI?). Mi inondava con banali concettini (tipo quelli testè enucleati) che mi sbattevano sul muso, d’una vivacità incurante (MA COSA? DIAMINE, COSA?), osservando io eccitato il suo volto (CLICCA), e pensandolo pieno del mio seme, bagnato (mezz’ora di pappardella pseudo metafisica per la solita porcata machista, andiamo avanti.). Nella per lei (classica narrazione veloce) animosa discussione (autore ti rendi conto che non ci hai detto nulla e quindi dovresti evitare di costruire mezzo racconto su DISCUSSIONE? te lo devo dire io, porco giuda, che sono qui insieme ai miei amici loschi che vogliamo fare i guardoni?) mi s’era talmente avvicinata che avevo finito per sfiorarle con il braccio il seno morbido (lei ti agguanta l’attrezzo e tu ti preoccupi di sfiorarle il seno? really?), d’una consistenza voluttuosa (una Saint Honorè, praticamente) , e nel passare dietro a lei (non si capisce nulla, cos’è lei, un valico?), nello spazio esiguo in cui stazionavamo (SOTTO LA PANCA LA CAPRA CREPA, O è una pecora?), alla fine della chiacchieratina (boh, ragazzi, che vi devo dire? non l’ho scritto io), il mio cazzo palpò (dai che stiamo scadendo, questo vogliamo!) incidentalmente il suo culetto (ANDATE IN GIRO A PALPARE INCIDENTALMENTE, SU), sfregandolo eccitato. Da lei ricevetti uno sguardo eloquente (ARIDAJE), da quegli occhietti troppo vispi (NATAVOT), e ancora me la vedevo negli occhi (E ANCORA NOI L’ABBIAMO CAPITO), come assente (ma sto rileggendo da capo?), quando avvertii la sua mano alla cerniera, lavorare decisa e abbassarmi i pantaloni (a questo punto chiamate i pomperi e fatevi aiutare). Dalle mutande scorse il mio sesso rigonfio, lo palpeggiò per certi attimi (cerca di essere più dettagliato almeno, quali attimi?), atteggiando le dita come a masturbarmi (ma non lo stava facendo veramente, che pare brutto poi), poi celere lo sfilò e se lo mise in bocca (AH MA CHI L’AVREBBE MAI DETTO CHE SAREMMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO!). Chiusi gli occhi e a tentoni cercai la sua testa e trovatala (TROVATALA! ho cambiato autore, ma i termini sono quelli!), coi capelli neri tra le mie dita (eh! eh! non barare hai detto che hai chiuso gli occhi, come fai a dire che i suoi capelli sono neri?), la spinsi verso di me (ma perché se n’era andata?), assecondando il gesto con un movimento deciso del cazzo (op op pene!), pulsante violaceo lubrificato (NUCLEARE DEAMBULANTE TROTTORELLANTE) dalla sua boccuccia vermiglia. Me la scopavo audace in bocca (ma che fatica però, mezz’ora di stronzate), quando lei, alzatasi senza interrompere il movimento altalenante sull’asta svettante (e come d’un tratto è partita questa musica di sottofondo MUSICA!) , prese e s’abbassò la gonnella (evvai!), srotolando i collant e infilando il mio cazzo nella sua fica umidissima (srotolando il cazzo e infilando i collant, sesso protetto please). Mi introdussi nel maglioncino violaceo con ambo le mani sporte(voglio andare in giro con le mani sporte, io, da oggi in poi), a carpire voglioso le tette, accelerando con forza il ritmo dell’amplesso (wow, che maschione, siamo tutti eccitati adesso), e palpandole rapido le belle cosce (perché rapido, avevi paura ti scoprissero?), mentre il membro fotteva la sua bella vagina bagnata. (MAMMA, TI SEI ADDORMENTATA? ADESSO TI RACCONTO IL MEGLIO “allora dunque, mentre il membro fotteva la sua bella vagina bagnata..)

Continuammo così per un bel pezzo (al punto che fuori il coro intovana Jingle Bells no?), poi lei sonoramente (petò, ah no) giunse all’orgasmo, gemendo come una cagna in calore (un’altra immagine idiota, ché le cagne neanche lo fanno tutto sto cinema), e io lo sfilai dalla sua fica (alzando la Coppa del Mondo al cielo), voltandola per cogliere l’akmé (il cosa?) schizzandola sul volto: due, tre (multipli di 4) sussulti le presero le labbra, e le guanciotte rosa, con altri schizzi arrivai alla fronte e ai capelli (ed è partito l’applauso di una entusiasta Arena di Verona), unti del mio sperma. E lei ingoiava , e con la mano si portava alla bocca il frutto del mio fiotto caldo (ma cos’è una zuppa calda invernale? alla fine lei esce anche un crostino di pane dal reggiseno?) , sparso sul suo visino. (e finisce così insoluto il rutto di uno che ha ancora parzialmente digerito)
 
 
Lascio questo racconto ai posteri, non saprete fare di peggio, vi auguro.
 
Per complimenti all’autore: http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=70068
 
si ringrazia @pussibility per la segnalazione.
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3 Risposte to “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”

  1. euro150 10/02/2014 a 4:56 pm #

    Io resto convinta che chi scrive così non ha la più pallida idea di come sia fare sesso (e neanche di cosa sia la lingua italiana, vabbè)

  2. Marianna 23/03/2015 a 3:19 pm #

    Capolavoro. Ca. Po. La. Vo. Ro.
    La punta della lingua compie un percorso di cinque passi sul palato per prorompere, al quinto, in un “Che cazzo ha detto?”.
    E’ riuscito nella difficile impresa di non farmi capire neanche quante volte è venuto (o cosa diamine voleva fare lui). Sarà la posa ornata, sarà la combo culocazzotette che frammentava la sopraccitata prosa ornata, sarà che so scema, ma il livello in alcuni punti era davvero a livelli apprezzabili.
    Nota di merito al grecismo classicista di “akmé” per “sborrata”.

  3. Luca 16/09/2017 a 3:26 pm #

    Mi sono sganasciato, ma mi rimane l’insaziabile curiosità di sapere che video era quello di Youtube, dato che il link porta ad uno non disponibile.

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